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Usa, il grande movimento giovanile contro le armi

La forza della mobilitazione inedita per regolamentare la diffusione di armi e fermare le stragi. Mia intervista per Radio Città Fujiko

La mobilitazione #MarchForOurLives negli Stati Uniti ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, per chiedere uno stop alle armi e rivendicare il diritto a non essere bersaglio di stragi nelle scuole. Molti veterani hanno appoggiato la protesta. Il movimento inedito ha una chance di cambiare le politiche e ridimensionare la lobby delle armi. L’intervista a Francesco Vignarca della Rete Italiana per il Disarmo.

500mila persone solo a Washington e altre migliaia nelle strade di 800 città in tutto il mondo, tra cui Londra, Parigi, Sydney e Milano. Nei cortei soprattutto giovani, adolescenti, studenti scampati alle tante stragi nei licei e potenziali vittime di questi attentati.
Ha davvero una forza strepitosa il movimento #MarchForOurLives, partito dai sopravvissuti della strage di Parkland e manifestatosi con forza sabato scorso, nato per chiedere uno stop alla libera diffusione di armi semiautomatiche negli Stati Uniti, causa di decine e decine di stragi.

E se il discorso e soprattutto il lungo silenzio della 16enne Emma Gonzales ne ha fatto un’icona della protesta, è l’imponenza della mobilitazione, gli appoggi inaspettati che ha ottenuto e l’impostazione data dagli stessi organizzatori, capace di disinnescare la retorica della National Rifle Association, a dare al movimento una chance concreta di cambiare le politiche statunitensi sulla diffusione e l’utilizzo di armi.

Sono questi ultimi gli elementi che, secondo Francesco Vignarca, portavoce della Rete Italiana per il Disarmo, rappresentano la forza del movimento. “Da un lato – spiega ai nostri microfoni – avere scelto uno slogan propositivo, una ‘marcia per le nostre vite’, ha messo in difficoltà la NRA, che finora aveva accusato i detrattori di voler solo contestare”.
Altro punto importante è l’appoggio che molti veterani e alcune associazioni di cacciatori, non certo pacifisti o disarmisti, hanno dato alla protesta: “Hanno capito che la diffusione libera e incontrollata di armi è un problema che causa tante vittime”, osserva Vignarca.

L’ulteriore elemento è rappresentato dall’età dei manifestanti, giovani che hanno espresso una proposta ben più matura di quella del presidente Donald Trump, che di fronte all’ennesima strage non ha saputo fare di meglio che proporre di armare gli insegnanti.
“Le cronache che ci arrivano – osserva il portavoce dei disarmisti italiani – ci raccontano di esercitazioni per i bambini all’asilo, a cui viene insegnato di fare confusione in caso di attacco, non tanto per salvare le proprie vite, ma per rallentare le operazioni dell’attentatore. Una cosa allucinante”.

La forza della lobby della armi è nota negli Stati Uniti ma, ancora una volta, l’età dei manifestanti, giovani che fra poco diventeranno elettori e potranno votare per le elezioni di midterm o per le prossime presidenziali, rappresenta un elemento che potrebbe incidere e portare ad un cambio di rotta delle politiche governative sul controllo della diffusione delle armi.

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