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Un corto “wild” dai giusti occhi

Il bravo Claudio Arrigoni (che cura la sezione “Invisibili” sul sito del Corriere della Sera) me lo ha segnalato qualche giorno fa, chiedendomi un parere. Lui commenta il video, con la solita profondità ed acutezza, in questo post che però vi invito a leggere dopo.

Adesso invece ve lo guardate e poi potrete leggere i miei commenti e considerazioni.

Vi dico subito che a me è piaciuto… per l’approccio e per lo sguardo di fondo che ha. Molto vicino a quello che penso io (da padre di una futura “tipa wild”!!) e a quello che cerchiamo di mettere in pista con le nostre associazioni. Non per nulla c’è una consulenza di persone dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

Come Claudio nel suo commento anche io non ci ho visto nulla di negativo (va beh… a fare i precisi tra chi si occupa di questi temi “affetta da sindrome di Down” non è che sia proprio la locuzione migliore, ma stiamo già parlando di passi avanti) soprattutto perché è una storia raccontata con lo stesso linguaggio e approccio di quelle che vogliono raccontare nella serie di mini-corti The Pills. Non hanno “cambiato registro” solo perché si sono messi ad affrontare il tema della disabilità.

Ed è così che bisogna fare: dobbiamo anche iniziare ad uscire da certe “protezioni” – di linguaggio, di imbarazzato e opaco tatto – se vogliamo che ci sia vera integrazione per i nostri figli e per in generale per tutte le persone che sperimentano una disabilità. Sopratutto se stiamo parlando di condizioni genetiche come quella della Sindrome di Down che non sono poi così gravi e che possono davvero portare a ottime condizioni di vita e di felicità (molte volte migliori dei cosiddetti “normodotati”) se fin dall’inizio gli stimoli sono quelli giusti.

“Integrarsi” (e lavorare perché ciò succeda) significa anche stare agli scherzi, alle battute, ai ribaltamenti di senso (iperbolici pure, come mi pare stia nella cifra artistica di questa serie) e anche alla percezione che in un certo senso esiste nella nostra quotidianità della “stranezza” (in senso buono) di vedere una ragazza con Sindrome di Down nel ruolo che le assegna l’episodio. Perché strane sono mille situazioni della nostra vita, anche se non coinvolgono la disabilità!

Nessuno avrebbe avuto da ridire o avrebbe pensato di “ragionare” su un corto del genere in cui i tre ragazzi dopo la serata “wild” si fossero resi conto di essersi “fatti” una racchia , o un uomo, o via discorrendo… (ovviamente tutto ribaltato anche sul femminile, ma la serie si basa su tre maschi…). Sarebbe stata solo una usuale situazione da sit-com. E quindi perché dovrebbe essere problematico inserirvi con naturalezza anche la variabile “disabilità”?

Per guanto mi riguarda è quindi anche giusto accettare che ci sia questo modo di affrontare la situazione, ed è un pensiero che condivido anche con mia moglie Lucia. In un certo senso è quanto si è cercato di mettere in campo anche nella campagna CoorDown del 2013 “Dammi più voce” con i video ai personaggi famosi (guardatevi in particolare quello di Andrea con Ilaria D’Amico).

Grazie quindi agli autori ed agli attori di The Pills… compresa una bravissima Claudia!! 

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