Una mia chiacchierata con Giulio Cavalli per la sua trasmissione su Radio Cusano e Tag24
Una conversazione che parte dai numeri — quelli scomodi, quelli che non fanno notizia — e arriva a smontare pezzo per pezzo la narrazione dominante sulla militarizzazione dell’Europa.
Si parte da un dato apparentemente tecnico: +157% nelle esportazioni di armi italiane in cinque anni, un record che contraddice apertamente chi sostiene che la legge 185/90 strangoli l’industria della difesa. Si passa poi al riposizionamento europeo — un continente che si dice autonomo e indipendente, ma che compra il 48% delle proprie armi dagli Stati Uniti — fino ad arrivare al cuore del ragionamento: dietro le scelte di guerra non ci sono più logiche geopolitiche tradizionali, ma gli interessi di una cricca e dei grandi fondi di investimento globali, da Black Rock in giù, che hanno bisogno che le aziende dell’industria militare crescano in borsa.
Una chiacchierata che costringe a cambiare prospettiva: le bombe sull’Iran non sono un fatto lontano, ma l’ultimo anello di una catena che passa attraverso i conti correnti, la spesa pubblica, le scelte politiche di ogni giorno. E che ricorda come un mondo diverso — più giusto, meno armato — non sia utopia, ma una questione di scelte concrete e misurabili.