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Adesso è ora di disarmarci

Intervista per “Alto Adige” a margine della presentazione di Bolzano del mio libro “Disarmo nucleare”

Francesco Vignarca presenta nell’Aula magna delle Marcelline il suo libro “Disarmo nucleare”. «La bomba atomica in mano a molti Paesi rischia di sfuggire dal controllo nell’umanità. Bisogna mettere al bando le armi nucleari prima che sia troppo tardi»

Bomba non bomba, il mondo è cambiato da Oppenheimer ad oggi. Lui, l’inventore, e loro gli americani pensavano di averla tutta per sé. E dunque tranquilli. Poi sono arrivati i russi. E due. Ma ancora andava bene. Nel senso che, dette due cose tra i blocchi, molto sarebbe filato liscio. Infatti lo ha fatto: quarant’anni di equilibrio, pur “del terrore”, e anche patti di non proliferazione nucleare. La questione si è complicata quando la bomba ha iniziato a diffondersi non tanto tra i paesi cosiddetti industrializzati, ma anche in quelli inseriti tra quadranti geostrategici drammaticamente più sensibili e in mano a governi men che democratici. Traduzione: senza molto controllo delle opinioni pubbliche, con stampa poco libera e guidati da qualche dittatore. Un Paese per tutti, la Corea del Nord. E poi il Pakistan.

In conclusione: la bomba si è diffusa anche perché la sua tecnologia non è complessa, la logistica forse un poco di più ma basterebbe avere un vettore, del tipo di quelli che testa quasi una volta al mese Pyongyang gettandoli nel mar del Giappone. Altro Paese che potrebbe averla ma meglio no. Come pure potrebbe averla l’Italia, la Germania. Questi sono stati invece inseriti in un trattato che ne ha frenato gli ardori in Europa in verità mai molto accesi vista la presenza di piccoli arsenali in Gran Bretagna e Francia e di quelli Usa dislocati all’interno della Nato e fortemente voluto da John Kennedy stesso. Dunque un qualche blocco è avvenuto. Ma tutto all’interno di un contesto politico e geostrategico ancora plausibile sul piano delle opportunità di dialogo e della capacità dei singoli governi di perseguirlo. Poi è saltato tutto.

È saltata soprattutto l’URSS. E con lei quel sistema di alleanze militari che ha tenuto l’Europa dell’Est forzatamente agganciata a Mosca. Con l’inquietudine russa si è aperta la strada anche alla delocalizzazione delle tensioni. L’ascesa di Putin, l’attrazione degli ex satelliti verso Ue e Nato ha fatto il resto: la guerra in Ucraina ne è l’esempio più drammatico. “E anche il momento, visto l’arsenale russo e la Nato a due passi dice Francesco Vignarca in cui più ravvicinato ci è parso il rischio di uno scontro nucleare. Anche non voluto”. Molto più che nelle guerre precedenti, Iraq o Medio Oriente. Paragonabile forse solo alla guerra di Corea negli anni Cinquanta. Con Cina, altra potenza nucleare, e Usa a stretto contatto bellico. Vignarca è uno dei leader della Rete pace e disarmo. Che si lega anche alla Campagna Senzatomica e, sul piano internazionale, a Tpnw “Treaty on the prohibition of nuclear weapons”. Perché qui sta il punto. Anzi, lo snodo del possibile progresso del campo della sicurezza: «Passare – spiega Vignarca – dalla non proliferazione al disarmo». Vale a dire da un freno alla produzione e alla diffusione ad una reale dismissione degli arsenali. Perché se loro restano, i trattati ecco il rischio qualcuno potrebbe anche stracciarli e andare a riprendersi le bombe nei magazzini.
Vignarca e il suo libro sulla questione “Disarmo nucleare” (Altreconomia editore) saranno a Bolzano oggi alle 17.30 presso l’aula magna dell’istituto delle Marcelline. Coordinato da Anpi e Centro Pace.

Il sottotitolo del suo libro dice che è “l’ora di mettere al bando le armi nucleari, prima che sia troppo tardi”. Lo è?
“Ogni giorno potrebbe esserlo. Pensiamo solo alla possibilità di incidenti, di un’azione fuori controllo”.

Oggi, rispetto al primo dopoguerra siamo messi peggio?
“Certo, negli anni Novanta, anche sulla spinta di prese d’atto sulla pericolosità dei sistemi e, qui da noi, per molte riflessioni sui rischi possibili, Usa e URSS avevano messo in piedi accordi significativi”.

Perché in effetti l’obiezione oggi non riguarda tanto la consapevolezza delle pericolosità intrinseca degli arsenali quanto su un fatto: è davvero possibile arrivare ad un disarmo?
“Ecco, a questo proposito basta guardare a quanto già accaduto. Gli accordi tra i due blocchi non erano stati solo formali ma sostanziali: hanno condotto ad una significativa riduzione degli arsenali”.

In che misura?
“Pensiamo solo che gli ordigni nucleari sono passati da 70mila a 12500. Una riduzione massiccia”.

E verificabile?
“Certo, proprio attraverso gli strumenti dei trattati”.

E ora?
“Il fatto che altri Paesi, oltre alle potenze del consiglio di sicurezza, posseggano arsenali significativi crea di per sé un rischio. Anche molto calcolabile”.

Cioè: è stato anche calcolato?
“Si è preso come scenario un possibile conflitto tra India e Pakistan. Ambedue dotati di arma atomica. Ebbene anche uno scontro geograficamente limitato a quello scenario potrebbe condurre, visto la sovrappopolazione di quel contesto, a milioni di morti. Ma poi le conseguenze della nebbia atomica, della ricaduta delle polveri potrà condurre alla morte per mancanza di risorse di miliardi di esseri umani. E’ l’inverno nucleare”.

Cioè?
“L’impossibilità di sopravvivere. Per uomini, animali e piante per un lungo periodo nei luoghi dove si è verificato l’esplosione. Che potrebbero essere naturalmente più di una”.

Sta quindi dentro questa realtà la necessità del passaggio tra il concetto di controllo degli armamenti e non proliferazione e invece a quello di effettivo disarmo?
“Il mondo di oggi non è quello dei primi trattati di non proliferazione. I due blocchi creavano tensione ma proprio per la grande potenza reciproca di possibile intervento, autogarantivano il controllo negli altri settori geostrategici. Oggi questa capacità di controllo, pensiamo alla Russia rispetto all’Urss, è diminuita e con essa è aumentato il rischio intrinseco dei tanti focolai di tensione nel mondo”.

L’ordine mondiale è sfuggito di mano?
“Non ancora. Esistono ancora gli Stati Uniti. E poi il bilanciamento intrinseco tra Cina e Russia che hanno lo stesso interesse nel non accendere la miccia. Ma altri governi e altre situazioni vivono realtà meno articolate”.

È dunque possibile un percorso concordato di disarmo?
“Le bombe sono semplici in se ma inutilizzabili senza vettori, cioè senza missili. Si potrebbe iniziare smantellando questo tipo di vettori”.

Ma non sarà semplice.
“Beh, più semplice di quanto si possa pensare. E la ragione sta nel fatto che lo smaltimento del nucleare militare è meno complesso di quello civile perchè il primo, pur con plutonio, uranio e tutte le altre componenti, non è stato ancora attivato. E’ in quiete. Dunque smaltibile e smantellabile”.

Che serve?
“La volontà politica. E il coinvolgimento delle persone. La nostra rete Pace e disarmo ne è un esempio”. (p.ca.)