PACE, DISARMO E OBIETTORI DI COSCIENZA
VENERDI 8 MAGGIO – ORE 21
COOPERATIVA AGRICOLA, VIA MARIANI, 11 – CINISELLO BALSAMO
ll pacifismo viene spesso liquidato come un atteggiamento ingenuo, utopistico, lontano dalla realtà dei rapporti tra Stati. In realtà, costruire la pace è un processo estremamente concreto, complesso e faticoso, che richiede strumenti, istituzioni e visione politica. La guerra stessa, nel corso della storia, si è configurata come una forma di regolamentazione della violenza: ha norme, limiti, persino crimini riconosciuti. Oggi, inoltre, nessuno rivendica apertamente la guerra come scelta: viene sempre giustificata, spesso in nome della difesa, fino alle forme più controverse di “difesa preventiva”. Se è stato possibile arrivare a questo livello di delegittimazione, perché non immaginare un ulteriore passo verso il suo superamento?
La guerra, inoltre, si è già trasformata: accanto al conflitto armato esistono guerre economiche, finanziarie, commerciali e culturali che producono effetti profondi, pur senza colpire direttamente i corpi. Embargo e sanzioni possono devastare intere popolazioni. Se la guerra cambia forma, perché non potrebbe evolvere fino a scomparire? Anche le istituzioni internazionali nascono con questo obiettivo: organismi come Unione Europea e Organizzazione delle Nazioni Unite rappresentano il tentativo di spostare il conflitto dal campo di battaglia al tavolo negoziale. Pensare che possano evolvere ulteriormente fino a garantire la pace non è utopia, ma prospettiva politica.
Infine, la stessa evoluzione del comportamento umano ci mostra un progressivo rifiuto della violenza fisica come strumento di risoluzione dei conflitti. Nelle relazioni tra individui, l’aggressione non è più socialmente accettata: da qui nasce anche l’obiezione di coscienza e la diserzione come scelte etiche e politiche. Se questo percorso è stato possibile tra le persone, perché non dovrebbe esserlo anche tra gli Stati?
Interventi
Con Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, approfondiremo l’evoluzione del pensiero pacifista fino ad oggi e le proposte concrete sviluppate per la prevenzione e la gestione nonviolenta dei conflitti tra Stati.
Con Elisabetta Patelli, portavoce regionale di Europa Verde in Lombardia, esploreremo il contributo politico del pacifismo e il ruolo delle istituzioni e dei movimenti ecologisti nella costruzione di politiche di pace.
Con Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, analizzeremo il rapporto tra guerra, violenza e comunicazione: dalla propaganda agli effetti dell’hate speech, fino al linguaggio che trasforma e giustifica il concetto stesso di guerra.
Infine, Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, raccoglierà le varie riflessioni per elaborare le conclusioni sul significato e le possibilità dell’obiezione di coscienza e del pacifismo oggi, nel contesto delle guerre in corso.
Modera
Claudia D’Addio, SI Cinisello Balsamo