Guardate questi titoli. Guardate le date cerchiate in rosso: 26 settembre 2025 – 1 ottobre 2025 – 7 novembre 2025 – 31 maggio 2026….
Il copione non cambia mai: ogni”tot” mesi torna l’allarme droni. Esplosioni, minacce, cieli indifesi, Europa vulnerabile. Titoloni. Poi? Silenzio. Nessuna conferma, nessun seguito, nessuna verifica. L’onda di paura ha già fatto il suo lavoro…
Quale? Semplice: creare una domanda pressante (presentata come naturale, automatica, imprescindibile…) dove non esisteva una necessità percepita.
Guarda caso tre giorni fa Beretta Defense Technologies ha svelato “Livet”: una torretta a controllo remoto con otto fucili Benelli montati insieme, con intelligenza artificiale integrata per abbattere droni. Pronta per la vetrina mondiale di Eurosatory a Parigi a giugno. Tempismo perfetto!
Prima di lei Leonardo aveva lanciato la famiglia di sistemi Hystrix (febbraio 2026) e Fiocchi aveva presentato nuove munizioni anti-drone per fucili d’assalto (aprile 2026). E così via…
Non a caso la già citata Benelli risulterebbe (secondo analisi dei dati sull’export militare della Relazione governativa al Parlamento) tra i fornitori di fucili anti-drone acquistati dalla Danimarca proprio nell’autunno 2025, quando gli allarmi su droni “misteriosi” sopra gli aeroporti scandinavi erano ancora caldi sui giornali. La paura (alimentata e moltiplicata) trasformata in ordine di acquisto.
A ogni nuovo prodotto da vendere, puntualmente arrivano in soccorso certi autodichiarati “defense correspondent” sempre pronti magari a trasformare un comunicato stampa aziendale in “analisi geopolitica”, a spiegare quanto siamo indifesi e magari a sottolineare quanto sia urgente comprare esattamente quel sistema appena presentato alla fiera militare di turno…
Sia chiaro: i droni militari russi esistono, e la minaccia è reale. E in generale l’uso di droni nei conflitti armati rende la situazione meno chiara, più pericolosa, più ingestibile (chissà che pensano quegli “espertoni” pro NATO che scrivevano che i droni non hanno cambiato il modo di fare la guerra… ) e lo abbiamo visto in altro senso anche con droni ucraini che hanno attraversato spazi aerei europei conqualche incidente. Non sono certo io quelo che nega i fatti!
Ma SE si vuole affrontare il problema seriamente, occorre valutarne la reale portata e consistenza, distinguere episodi verificati da allarmi gonfiati ad arte, e soprattutto esplorare le strade alternative (diplomatiche, normative, politiche e non per forza belliche) invece di consegnarsi all’unica risposta che l’industria delle armi sa dare: comprare più armi, più in fretta, senza discutere!
La pubblicità è l’anima del commercio. Ma nel settore militare l’anima del commercio si chiama anche paura gestita: una continua ripetizione della minaccia alimentata ciclicamente da episodi mai chiari… mai smentita (e soprattutto mai confermata come quadro globale e sistemico) ma sempre funzionale a qualcuno che ha qualcosa da vendere.
La prossima volta che leggete di “droni russi sui cieli europei”, chiedetevi: chi produce cosa, e a chi fa comodo che abbiate paura proprio oggi?
Questo articolo fa parte della categoria “thread”, cioè di quei testi sviluppati come messaggi concatenati per Twitter ed utilizzati poi sugli altri miei social media. Schede informative semplici, con rimandi utili e con l’obiettivo di portare informazioni immediate su temi di attualità e di interesse vario.
Stagione dei droni: puntuale come le rondini (ma molto più costosa)