home Parole e notizie Cavo Dragone scopre l’acqua calda (e accusa gli altri di demagogia)

Cavo Dragone scopre l’acqua calda (e accusa gli altri di demagogia)

Se avete voglia di farvi del male, sul Foglio di del 6 giugno 2026 fa trovate un’intervista al’Ammiraglio Cavo Dragone (presidente del Comitato militare NATO) dal titolo che già la dice lunga: “Smascherare la demagogia sulla Difesa”
Sì, esatto: i demagogici sarebbero gli altri… quelli che non pensano che occorra riempirsi di armi (e rischiare così la guerra) per costruire un futuro migliore e di sicurezza…
 
Il meccanismo è rodatissimo e ormai direi quasi “noioso” da smontare. I signori della militarizzazione (e la corte dei miracoli che gli sta attorno) sanno benissimo che la narrazione “riarmiamoci per avere la pace” non regge all’esame dei fatti, e dunque non è possibile difenderla nel merito. Per cui la strategia diventa un’altra: attaccare chi propone diplomazia e percorsi di pace, bollando quelle posizioni come “demagogiche” e “poco fondate”… senza però smentirle con dati, esempi e analisi… ma giocando solo con la retorica delle parole.
 
Svelando così chi è veramente sperficiale e demagogico, perché al di là del solito giochetto retorico di ribaltamento nell’articolo ci sono anche alcune perle di pressappochismo che vale la pena segnalare. Cavo Dragone presenta come grandi rivelazioni emerse dalla guerra in Ucraina due cose che chiunque abbia studiato un minimo di storia militare conosce bene da sempre. Prima “scoperta”: la guerra moderna si nutre di propaganda. Peccato che due righe dopo nell’intervista stessa ammetta che “propaganda e disinformazione hanno da sempre accompagnato guerre e momenti di tensione.” Dall’antica Grecia a Roma, dalle crociate a Napoleone, dalla Grande Guerra alla Seconda Guerra Mondiale: la propaganda è vecchia quanto i conflitti armati stessi. Quindi perché tirarla fuori ora come “novità”? Semplice: per poter additare le posizioni e motivazioni al riarmo degli altri come “propaganda” (mentre le proprie sono pura realtà…). Anche questo un “trucco” vecchio come il mondo…
 
Seconda “scoperta”: la resilienza industriale e logistica è “parte vera e propria della potenza militare.” Una rivelazione che avrebbe molto sorpreso (tanto per usare un eufemismo) Churchill, Roosevelt, Stalin e i pianificatori militari di tutto il Novecento (in particolare prima della Grande Guerra, con Stati che impiegavano la gran parte dei propri bilanci per spese militari e produzioni di armi) che sull’industria bellica hanno letteralmente vinto o perso le guerre. Basti pensare al ruolo decisivo delle fabbriche americane, sovietiche e tedesche nella Seconda Guerra Mondiale…
 
Presentare queste ovvietà storiche come lezioni nuove e straordinarie della guerra contemporanea non è analisi: è esattamente il tipo di superficialità che riempie le prese di posizione di chi sostiene il riarmo e gli interessi del complesso militare-industriale-finanziario che ci sta dietro… E poi – con ribaltamento fastidioso e strumentale – magari accusa gli altri di “demagogia”….
 
Il paradosso resta però intatto in altro senso: l’articolo più demagogico della settimana è quello che accusa gli altri di demagogia.
 
NB Lettura consigliata solo a chi ha già difese immunitarie alte contro il virus della guerra e della militarizzazione (ed è forte di stomaco 😉)

 

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