home Parole e notizie Riarmo, Francesco Vignarca (Rete Pace e Disarmo): “Stati sovrani sulla difesa, l’Unione non ha poteri”

Riarmo, Francesco Vignarca (Rete Pace e Disarmo): “Stati sovrani sulla difesa, l’Unione non ha poteri”

Fanno passare tutto come scelta tecnica, è accaduto già con gli F-35. Una mia intervista per il Fatto Quotidiano, a cura di Letizia Giostra. 

“Decidere su questioni come il Safe o la clausola di salvaguardia non è mai solo una questione tecnica: farlo credere serve a evitare il dibattito”. Francesco Vignarca è analista di Rete Pace e Disarmo e da anni studia regole e andamento del comparto Difesa. Di fronte al dossier sul mancato coinvolgimento dei Parlamenti europei su nodi chiave del riarmo, vede una certa malizia a monte, cioè da quella Unione europea che da anni spinge gli investimenti nella Difesa: “Questo meccanismo non nasce per caso”.

Francesco Vignarca, che impressione le fa questo report?
Il documento, pur nella sua freddezza tecnica, ci dice alcune cose importanti dal punto di vista politico. L’intero meccanismo, la cornice decisionale dentro cui l’Ue spinge verso il riarmo, non nasce per caso. Si tratta di un cambiamento strutturale che sfrutta una serie di scelte precedenti. Per decenni c’è stata un’architettura finanziaria intoccabile: ci dicevano che non si poteva fare nulla in più, neanche per il welfare, per via dei conti.

Il ruolo dei Parlamenti è destinato a restare marginale?
Il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali è sempre minore. Da un lato perché il meccanismo di cui abbiamo parlato sposta la decisionalità a livello dell’Ue, dall’altro perché poi i governi stessi si allineano a questa febbre del riarmo. E la fanno passare come una decisione tecnica.

Non è così?
Non è mai solo una questione tecnica. Questa strategia la conosciamo, è stata usata anche in passato, persino l’aquisto degli F-35 veniva spacciato come una scelta tecnica. La Difesa è uno dei temi su cui gli Stati hanno sovranità diretta, dunque non sarebbe competenza dell’Ue, che però guida le scelte.

Il mancato coinvolgimento dei Parlamenti incide anche sulla qualità del dibattito pubblico?
Se scelte legate al riarmo vengono fatte passare come questioni industriali, o legate solo alla fiscalità e ai bilanci, allora si fa passare il messaggio che le decisioni possano essere prese altrove. La nostra Rete, come altre realtà, cerca di invertire la rotta.

Cosa chiedete?
L’aumento delle spese militari o d’accesso al Safe non può passare come qualcosa di partorito dalle segrete stanze burocratiche di Bruxelles o calato dai governi. Ci vorrebbe un dibattito di comunità.

E sul Safe, che è uno strumento di finanziamento?
L’Osservatorio Milex ha pubblicato una lunga analisi su come cambierebbe l’impatto sui conti a seconda di quanti miliardi di prestiti si chiedono, per quanto tempo e con che pre-finanziamento. Sono scelte strutturali e sul tipo di futuro che si vuole impostare dal punto di vista della gestione delle problematiche internazionali.