Il libro di Francesco Vignarca, coordinatore delle Campagne nella Rete italiana Pace e Disarmo «Guerre e crisi ambientali interconnesse, nel momento più buio rilanciamo la pace» – Intervista per il Giornale di Olgiate a cura di Nicola Gini.
«Sette anni per rimuovere tutte le macerie da Gaza, 45 anni per bonificare l’Ucraina…».
Di cosa parliamo quando usiamo il termine ecocidio? Come interpretiamo l’attualità, dissanguata da guerre note e dimenticate? Proiettandoci al futuro, quale ambiente consegneremo alle nuove generazioni? «Disarmo climatico» è il libro-inchiesta scritto dall’olgiatese Francesco Vignarca, laurea in astrofisica e master in discipline sociologiche, coordinatore delle Campagne nella Rete italiana Pace e Disarmo. Nell’indagare il rapporto tra ambiente e guerra, l’autore mette in campo una doppia prospettiva. Quella dell’impatto causato dalle azioni belliche, dalle strategie e dall’uso di armamenti particolarmente distruttivi. Poi, la matrice ambientale dei conflitti. Collegando dati e situazioni, si evince come la distruzione dell’ambiente sia al tempo stesso una conseguenza della guerra e un’arma utilizzata consapevolmente. Per essere sintetici: un circolo vizioso, come lo tratteggia Vignarca.
L’assunto di partenza, per un lavoro che esplicita questa correlazione?
«Nasce da riverberi antichi e da altri più recenti. Penso agli anni Ottanta, ad Alexander Langer e all’idea di ecopacifismo. L’idea della pace e della protezione dell’ambiente che ritorna, prepotentemente, con Papa Francesco: nelle sue encicliche “Fratelli tutti” e “Laudato Si’”. Se davvero vogliamo essere fratelli tutti, dobbiamo proteggere il Creato».
Non tutti vogliono vedere la correlazione che dimostri…
«La crisi dei conflitti e quella climatica sono interconnesse».
Nel libro emerge, con chiarezza, l’esigenza di intendersi su cosa è l’ambiente: il legame tra le comunità e i luoghi che abitano. Tutt’altro che un generico concetto di ambiente, giusto?
«E’ così, il tema ambientale non viene trattato per dare una “spruzzata di verde”… Se vuoi la pace, non puoi fare a meno di riflettere sull’ambiente. Pensiamo ai droni con cavi in fibra ottica, usati sul territorio ucraino… Cavi che rimangono abbandonati nell’ambiente. Serviranno 45 anni per bonificare l’Ucraina. A Gaza saranno necessari sette anni solo per rimuovere tutte le macerie. Casi evidenti di ecocidio».
Chiami in causa una nuova interpretazione di disarmo. Giusto?
«Il disarmo non è solo una “cosa” geostrategica. Purtroppo nel dibattito politico se ne parla esclusivamente in questi termini. Metto in fila dati e prospettive di lavoro collettive. Non si tratta quindi di una catalogazione della situazione attuale: è un modo per capire e attrezzarsi».
Hai fiducia nel futuro?«
E’ nel momento più scuro che dobbiamo rilanciare una prospettiva di pace e disarmo (nel libro l’esplicito invito ad agire, ad esempio, a livello di Consigli comunali, parrocchie e associazioni, Ndr). Altiero Spinelli ha scritto il manifesto di Ventotene, durante la Seconda guerra mondiale, da prigioniero politico…».
Parlando di fiducia, quale mondo stiamo consegnando ai giovani e come potranno agire?
«I giovani sono pronti e consapevoli. Non sono apatici. L’ho visto anche a Como, durante una manifestazione sul cambiamento climatico. Ma gli va dato spazio. Anche dalla politica. Che, invece, non sta facendo niente».
