home Parole e notizie “Saranno i fatti a suggerire una sintesi a sinistra: insistere sugli aiuti militari non serve”

“Saranno i fatti a suggerire una sintesi a sinistra: insistere sugli aiuti militari non serve”

Una mia intervista per il Fatto Quotidiano, a cura di Lorenzo Giarelli, sulla campagna “Un’altra difesa è possibile” e sulle prospettive politiche delle azioni per una difesa nonviolenta e contro il riarmo.


“Il riarmo non è ineluttabile, ci sono altre strade”. E quanto agli aiuti militari all’Ucraina, “saranno i fatti a imporre una sintesi al centrosinistra: le armi non portano alla pace”. Francesco Vignarca è uno dei volti di Rete italiana pace e disarmo. Insieme a Sbilanciamoci e Conferenza nazionale degli enti di servizio civile, la rete pacifista ha appena compiuto una scalata che sembrava improponibile, promuovendo un ddl di iniziativa popolare sulla “difesa civile non armata” che ha superato le 50 mila firme richieste.

Francesco Vignarca, partiamo da qui: 50 mila firme per chiedere cosa?
La Difesa militare non è l’unica possibile. Anzi. La Difesa civile è un diritto che va implementato. Significa creare un dipartimento al governo che si occupi di corpi civili di pace e metta in campo interventi non violenti per prevenire e curare i conflitti. Ci dicono sempre che pratichiamo il pacifismo solo con gli slogan. Ecco qua una proposta concreta.

Cosa sono i corpi civili di pace?
Esistono già, ma a livello di associazione possiamo garantirne qualche decina, se fossero in capo a un dipartimento sarebbero formati e professionali. Si tratta di corpi che stanno nei luoghi di conflitto e cercano di cucire i rapporti, di tutelare i diritti umani, lavorano per mettere
insieme le comunità.

Avete messo piede in tv?
Zero telegiornali e zero talk. Tra i giornali, solo il Fatto, Avvenire e il manifesto ci hanno dato spazio. Non è un caso: fa capire quanto faccia paura parlare di un’alternativa al riarmo, senza poterci dipingere solo come quelli che dicono sempre No. Eppure ce l’abbiamo fatta, anche grazie agli endorsement di Schlein, Avs e di volti noti nelle ultime settimane.

Ecco, Schlein. Cosa si aspetta il pur variegato mondo delle associazioni pacifiste dal cosiddetto Campo Largo?
Anche al nostro interno ci sono varie sfumature, come ovvio che sia: così come ci sono partiti diversi, seppur alleati, ogni associazione o rete ha la sua autonomia. Mi auguro però che ci sia una discontinuità, che il prossimo governo mostri un’alternativa rispetto alla direzione che ha preso l’Europa. Per lo meno che inizi a fare qualcosa, a sganciarsi dall’idea del riarmo a tutti i costi e dalla via militare come unica soluzione delle guerre. Il riarmo non funziona, continuare a mandare armi non funziona.

Ma allora è possibile una sintesi tra 5S e Pd?
Non vedo posizioni inconciliabili. Schlein si è espressa in maniera chiara contro l’aumento smisurato delle spese militari, anche se sappiamo come la pensa una parte del Pd. Avs e 5Stelle su questo sono sempre stati netti.

E sulle armi a Kiev?
È vero che il Pd ha sempre detto di sì, ma hanno iniziato a dire che gli aiuti militari servono “anche” insieme a qualcos’altro. Sono spostamenti di linea per cui serve tempo, confido nel fatto che troveranno una sintesi e che saranno i fatti a suggerirla. Chi insiste come un orologio rotto sull’importanza di nuove armi risolutive è stato smentito dai fatti.

Cioè?
Al di là delle chiacchiere, la realtà è più ostinata di tutto. Il modo di fare la guerra si è trasformato, siamo al punto che l’Ucraina ha iniziato a esportare armi, visto lo sviluppo che hanno avuto coi droni. Non si mandano più armi pesanti, l’Italia nel 2026 non ha varato altri pacchetti di aiuti. C’è un motivo militare oltreché politico per essere contrari a questa corsa a mandare armi.